Un'etichetta adesiva si definisce soprattutto per il materiale e l'adesivo. Un'etichetta pendente, no: non avendo adesivo, ciò che la fa funzionare è la geometria — la dimensione, dove si trova il foro, quanto corpo ha il film — e che corrisponda alla stampante che la stampa e al sistema che la fissa al pezzo. Per questo le domande da porsi per ordinarla sono altre, ed è bene risolverle in ordine.
Questa guida percorre i sette dati che definiscono un'etichetta pendente d'uso generale, senza calore: quella che identifica pallet, bobine, profili, sacchi o prodotto alimentare in stabilimento, nel piazzale o in transito. In fondo c'è una lista di controllo per ordinarla. Cos'è un'etichetta pendente (o tag), quando conviene rispetto a un'adesiva e quale gamma esiste è spiegato nella pagina etichette pendenti; qui diamo per scontato che abbia già deciso di appenderla.
Dimensioni: il contenuto e la stampante decidono la misura
Non esiste una misura normalizzata per le etichette pendenti industriali. La dimensione nasce da tre vincoli, ed è bene verificarli in quest'ordine:
- Ciò che deve starci. Un codice a barre con le sue zone di quiete, il testo leggibile alla distanza a cui si legge (un operatore con lettore a mezzo metro non è un carrellista dalla cabina), il logotipo e i campi fissi. Un codice 1D richiede larghezza; un DataMatrix occupa meno spazio, ma richiede un lettore 2D.
- La stampante. La larghezza di stampa della testina (4, 6 o 8 pollici nelle comuni stampanti a trasferimento termico) limita una delle due dimensioni. Se l'etichetta è più larga della stampante, si può ruotare il layout di 90° o cambiare apparecchiatura, ma bisogna saperlo prima di fissare la misura.
- Il pezzo e il fissaggio. Il foro e il margine che lo circonda tolgono spazio alla stampa, e in un'etichetta piccola questa proporzione pesa. Inoltre l'etichetta deve stare dove viene appesa senza impigliarsi durante la manipolazione né restare coperta dalla reggia o dal collo accanto.
I formati tipo A6 e A5 sono comuni nell'identificazione industriale, ma la misura giusta è quella che ammettono il contenuto e la stampante. Indichi anche l'orientamento di sospensione: se l'etichetta pende in verticale, con il foro sul lato corto, o in orizzontale, con il foro in un angolo o sul lato lungo, perché determina come si orienta il codice e come l'etichetta passa nella stampante.
Il foro: posizione, diametro e rinforzo
Il foro è ciò che trasforma un pezzo di film in un'etichetta pendente, ed è dove vediamo più errori nelle specifiche: fori troppo vicini al bordo, troppo piccoli per la fascetta o proprio sopra dove doveva stamparsi il codice.
Posizione
Di solito il foro è al centro del lato corto o in un angolo superiore. Più è vicino al bordo, più è facile che l'etichetta si strappi da lì quando la si tira; più è verso il centro, più spazio di stampa fa perdere. Se l'etichetta si lega alle due estremità, abbracciando una balla o un pacco, o pende in orizzontale da due punti, servono due fori. Ci indichi da cosa penderà e da dove si legge, e le proponiamo la posizione.
Diametro
Il foro deve lasciar passare con gioco ciò che lo attraversa: il filo di un gancio (da 1 a 1,8 mm di spessore nella nostra gamma), una fascetta di plastica, la cui testa invece non deve passare, o un filo da legatura. Non diamo un diametro “standard” perché dipende dal fissaggio e dalla dimensione dell'etichetta: ci indichi quale fissaggio userà e lo adattiamo. Se non l'ha ancora deciso, la guida ai ganci per etichette pendenti spiega quale referenza corrisponde a ciascuna etichetta e a ciascun punto di fissaggio.
⚠ Margine attorno al foro
Lasci tra il foro e la prima riga stampata un margine sufficiente perché il gancio, la fascetta o il nodo del filo non coprano il codice né il campo che si legge per primo. È l'errore più frequente nei progetti pensati per un'etichetta adesiva e poi passati a una pendente.
Rinforzo
Sul cartoncino il foro si rinforza spesso con un occhiello metallico o con un anello, perché la carta si strappa a partire dal foro. Nei tre film sintetici di questa guida il materiale stesso resiste allo strappo, ed è una delle ragioni per sceglierli, quindi di norma il rinforzo non serve. Conviene valutarlo in due casi: etichette grandi appese a un solo punto su un collo che si muove, ed etichette che si tolgono e si riappendono molte volte. Il rinforzo aggiunge un'operazione e un costo; ci indichi come viene manipolata l'etichetta e le diciamo se ne ha bisogno.
Spessore: quanto corpo serve all'etichetta
Lo spessore decide se l'etichetta pende dritta o si piega, quanto resiste alla manipolazione e se passa bene nella stampante. I tre film d'uso generale coprono da 100 a 250 µm:
| Materiale | Spessori | Corpo |
|---|---|---|
| Poliestere, Rif. 748 | 125 µm di film, 135 µm in totale | Rigido: pende piatto e mantiene la forma |
| Polietilene, Rif. 747 e 749 | 150 µm (747) o 200 µm (749) | Flessibile e resistente allo strappo; la 749 ha più corpo, per etichette grandi o molto manipolate |
| Sintetico di PP, Rif. 746 | 100, 150, 180, 200 e 250 µm | Dal cartellino sottile all'etichetta con corpo per l'esterno |
Valori delle schede tecniche di ciascun materiale.
Come orientamento, gli spessori sottili, da 100 a 150 µm, sono adatti a etichette piccole e cartellini; quelli da 200 e 250 µm danno corpo alle etichette grandi o appese all'aperto. Più spessore non è sempre meglio: un film spesso costa di più, sollecita di più il foro e alcune stampanti da tavolo hanno un limite di spessore del materiale. Ci indichi la misura e il modello di stampante, e le proponiamo lo spessore.
Materiale: poliestere, polietilene o sintetico di polipropilene
I tre materiali d'uso generale si forniscono senza adesivo né liner, e tutti e tre resistono all'acqua. La scelta dipende da come si stampa l'etichetta, da quanto viene manipolata e dal fatto che stia all'esterno o a contatto con alimenti.
Poliestere (PET), Rif. 748
Film di poliestere da 125 µm (135 µm con i rivestimenti), rigido e con elevata stabilità dimensionale. Ha il rivestimento di stampa su entrambi i lati e ammette la stampa laser su fogli e il trasferimento termico in rotolo. È l'opzione quando si stampa con il laser o quando l'etichetta deve pendere piatta e mantenere la forma. Scheda tecnica della Rif. 748.
Polietilene (PE), Rif. 747 e 749
Film di polietilene ad alta densità, bianco opaco, da 150 µm (Rif. 747) o 200 µm (Rif. 749), flessibile e resistente allo strappo: la sua scheda indica oltre 16.000 mN in direzione trasversale e 4.500 o 7.000 mN in direzione macchina. Si stampa a trasferimento termico con ribbon misto (anche la resina è valida) e non ammette il laser. È idoneo al contatto diretto con alimenti, con la dichiarazione di conformità su richiesta. L'opzione quando l'etichetta subisce strappi o va su prodotto alimentare. Scheda tecnica delle Rif. 747 e 749.
Sintetico di polipropilene, Rif. 746
Carta sintetica di polipropilene bianca, con finitura matt su entrambi i lati, in cinque spessori da 100 a 250 µm. La sua scheda le attribuisce un'eccellente durabilità all'esterno e resistenza all'umidità e ai prodotti chimici. Si stampa a trasferimento termico e con i sistemi convenzionali (offset, flessografia, serigrafia), il che permette di prestampare il logotipo e i campi fissi e aggiungere poi i dati variabili. L'opzione per prodotto stoccato nel piazzale, orticoltura e cartellini. Scheda tecnica della Rif. 746.
| Cosa richiede l'etichetta | Materiale |
|---|---|
| Stampa laser, su fogli | Poliestere, Rif. 748 |
| Pendere piatta e mantenere la forma | Poliestere, Rif. 748 |
| Strappi, balle, manipolazione intensa | Polietilene, Rif. 747 o 749 |
| Contatto diretto con alimenti | Polietilene, Rif. 747 o 749 |
| Esterno, piazzale, vivaio | Sintetico di PP, Rif. 746 |
| Prestampa in offset o flessografia più dati variabili | Sintetico di PP, Rif. 746, o polietilene, Rif. 747 o 749 |
| Cartellini ed etichette piccole con poco corpo | Sintetico di PP, Rif. 746, da 100 a 150 µm |
Orientamento ricavato dalle schede tecniche. La convalida si fa con un campione sulla sua stampante e nel suo processo.
I tre materiali sono per uso senza calore. Se il pezzo passa in un forno di polimerizzazione, in un bagno di zincatura o in un trattamento termico con l'etichetta applicata, la scelta cambia completamente: la spieghiamo in etichette per alte temperature.
I cartellini di blocco LOTO sono un caso a parte: sono prodotti già definiti, con il loro testo, la loro dimensione e il loro foro, che si appendono al dispositivo di blocco e non si specificano con questa guida. Li trova in cartellini di blocco.
Fissaggio: il gancio, la fascetta o il filo condizionano il foro
Il fissaggio non lo decide l'etichetta, ma il pezzo: quale punto di aggancio offre (una reggia, un bordo di lamiera, una barra, una rete, il manico di un sacco, il legno del pallet) e se l'etichetta verrà tolta e rimessa. I quattro sistemi sono confrontati nella pagina etichette pendenti; qui conta ciò che ciascuno richiede all'etichetta.
- Gancio d'acciaio. Un foro in cui passi il filo del gancio e margine di film attorno. Si mette e si toglie senza attrezzi, quindi è il fissaggio abituale quando l'etichetta cambia posto durante il processo. Quale referenza corrisponde a ciascuna etichetta: ganci per etichette.
- Fascetta di plastica. Un foro che lasci passare la fascetta e trattenga la testa. Una volta chiusa si toglie solo tagliandola: è l'opzione per colli grandi e per etichette che non devono cambiare posto.
- Filo da legatura. Un foro semplice; il filo si passa e si ritorce. Abituale su profili, tondo per cemento armato e materiale siderurgico, dove il metallo del filo non è un problema.
- Perno. Fissaggio permanente su macchinari o beni di lunga durata: il foro è dimensionato per il perno e l'etichetta non è più sostituibile senza attrezzi. Come si saldano e quali modelli esistono: perni di saldatura.
Due conseguenze pratiche. Il foro si dimensiona dopo aver scelto il fissaggio, non prima. E se l'etichetta cambia fissaggio durante il processo (gancio in stabilimento, fascetta in spedizione), si dimensiona per il più impegnativo dei due.
Stampa e formato di fornitura: decide la stampante
L'etichetta pendente si stampa come un'adesiva, ma senza liner, e questo cambia due cose: in che formato si fornisce e come la stampante sa dove inizia ogni etichetta.
Trasferimento termico
È il sistema abituale per i dati variabili: lotto, peso, destinazione, codice. Tutti e tre i materiali lo ammettono. Sul polietilene il ribbon raccomandato è il misto (la sua scheda ammette anche la resina); per il sintetico di polipropilene e il poliestere, ci indichi la stampante e l'uso e le raccomandiamo il ribbon, che forniamo anche noi. La differenza tra cera, misto e resina è spiegata in ribbon per stampa termica. Le etichette si forniscono in rotolo o piegate a fisarmonica, con il foro già fustellato.
Laser
Per tirature brevi, progetti che cambiano o stabilimenti senza stampante a trasferimento termico. Dei tre materiali, solo il poliestere della Rif. 748 lo ammette: si fornisce in fogli A4 o su misura, con le etichette fustellate e il foro già fatto, per separarle una volta stampate. Il polietilene non è compatibile con il laser e la scheda del sintetico di polipropilene non lo indica.
A mano
Quando l'etichetta viene compilata in reparto, ad esempio per annotare un lotto, un controllo o una non conformità, si può anche scrivere a mano con un pennarello indelebile, in bianco o su un'etichetta prestampata con i campi. Provi il pennarello su un campione del materiale prima dell'uso, soprattutto se l'etichetta resterà all'aperto o a contatto con acqua o olio.
Prestampa fissa più dati variabili
Il logotipo, i campi, i colori aziendali o il testo in più lingue si prestampano in offset, flessografia o serigrafia, e lo stabilimento aggiunge poi i dati variabili a trasferimento termico. Il sintetico di polipropilene e il polietilene lo ammettono; ci indichi cosa è fisso e cosa è variabile, e in quanti colori.
Come la stampante rileva ogni etichetta
Senza liner non c'è spazio tra le etichette che il sensore possa vedere. La stampante rileva l'inizio di ogni etichetta dal foro stesso o da una tacca sul bordo, con il sensore a trasmissione, oppure da una marca nera stampata sul retro, con il sensore a riflessione. Va deciso al momento della specifica, perché la marca si stampa e la tacca si fustella. Ci indichi il modello di stampante e le confermiamo quale sistema ammette; per le altre decisioni sull'apparecchiatura, veda tipi di stampante per etichette.
Lista di controllo: i dati che ci servono per preventivare
Con questi dati la proposta è tecnica e il campione, definitivo. Non occorre averli tutti: ci indichi quelli che conosce e completiamo il resto con lei.
- Dimensioni (larghezza × altezza) e orientamento di sospensione.
- Foro: quanti, posizione e diametro, oppure il fissaggio che userà perché lo dimensioniamo.
- Fissaggio: gancio, fascetta, filo o perno, e se l'etichetta cambia posto durante il processo.
- Materiale e spessore, oppure l'uso: manipolazione, esterno, contatto alimentare, stampa laser.
- Stampante: sistema di stampa, marca e modello, e il sensore che usa, se lo sa.
- Formato di fornitura: rotolo, fisarmonica o fogli. In rotolo, il diametro dell'anima e il diametro esterno massimo che la stampante ammette.
- Prestampa: cosa è fisso (logotipo, campi, colori) e cosa è variabile.
- Lati: se si stampa o si legge su entrambi.
- Quantità: per ordine e previsione annuale.
- Ambiente: interno, piazzale, cella frigorifera, transito; e se il pezzo passa in un forno, perché allora il materiale è un altro.
“Un'etichetta pendente si specifica in quest'ordine: contenuto, stampante, fissaggio e, solo allora, foro e spessore.”
Ha la misura e la stampante, ma non il fissaggio né il foro? Ci indichi quello che sa e completiamo il resto.
Richiedi informazioni senza impegnoRiepilogo
Un'etichetta pendente si definisce con sette dati: dimensioni, foro, spessore, materiale, fissaggio, stampa e formato di fornitura. I primi tre sono geometria e dipendono dagli altri quattro: il contenuto e la stampante fissano la dimensione, il fissaggio fissa il foro e la manipolazione fissa lo spessore.
Per uso generale senza calore ci sono tre film senza adesivo: il poliestere della Rif. 748 quando si stampa con il laser o l'etichetta deve pendere piatta; il polietilene delle Rif. 747 e 749 quando viene molto manipolata o va su alimenti; il sintetico di polipropilene della Rif. 746 per esterno, orticoltura e cartellini. Nessuno richiede, in generale, un rinforzo sul foro.
Con la lista di controllo compilata, la proposta arriva con un campione per convalidarla sulla sua stampante e nel suo processo.
Domande frequenti
Quali dati servono per ordinare un'etichetta pendente?
Le dimensioni e l'orientamento di sospensione, quanti fori ha e dove, come verrà fissata (gancio, fascetta, filo o perno), il materiale o l'uso previsto, la stampante con cui si stampa, il formato di fornitura (rotolo, fisarmonica o fogli), cosa è prestampato e cosa è variabile, le quantità e l'ambiente. Non occorre averli tutti: con la misura, la stampante e il fissaggio si completa il resto.
Dove si colloca il foro di un'etichetta pendente e di che diametro?
Di solito al centro del lato corto o in un angolo superiore, con un margine sufficiente perché l'etichetta non si strappi e perché il gancio o la fascetta non coprano il codice. Il diametro dipende dal fissaggio: deve lasciar passare con gioco il filo del gancio, da 1 a 1,8 mm nella nostra gamma, oppure la fascetta, trattenendone la testa. Non esiste un diametro standard; si adatta al fissaggio e alla dimensione dell'etichetta.
Serve rinforzare il foro con un occhiello?
Sul cartoncino, spesso sì, perché la carta si strappa a partire dal foro. Sui film sintetici (poliestere, polietilene e sintetico di polipropilene) il materiale resiste allo strappo e di norma non serve. Lo si valuta per le etichette grandi appese a un solo punto su colli che si muovono, o che vengono tolte e riappese molte volte.
Che spessore scelgo per un'etichetta pendente?
Tra 100 e 250 µm a seconda della dimensione e dell'uso. Gli spessori sottili, da 100 a 150 µm, sono adatti a etichette piccole e cartellini; quelli da 200 e 250 µm danno corpo alle etichette grandi o appese all'aperto. Il poliestere della Rif. 748 ha 135 µm ed è rigido; il polietilene è disponibile in 150 µm (Rif. 747) o 200 µm (Rif. 749); il sintetico di polipropilene della Rif. 746, in cinque spessori da 100 a 250 µm. Verifichi anche il limite di spessore della sua stampante.
Come fa la stampante a sapere dove inizia ogni etichetta se non c'è il liner?
Dal foro o da una tacca sul bordo, con il sensore a trasmissione, oppure da una marca nera stampata sul retro, con il sensore a riflessione. Va deciso quando si specifica l'etichetta, perché la marca si stampa e la tacca si fustella. Ci indichi il modello di stampante e le confermiamo quale sistema ammette.
Si può stampare un'etichetta pendente su entrambi i lati?
Il poliestere della Rif. 748 ha il rivestimento di stampa su entrambi i lati. Il polietilene delle Rif. 747 e 749 ha il lato posteriore trattato, il che permette di stampare anche sul retro. Il sintetico di polipropilene della Rif. 746 ha la stessa finitura matt su entrambi i lati; se deve stampare sul retro, lo convalidi con un campione sulla sua stampante. Ce lo indichi all'ordine, perché cambia il progetto grafico e il processo di stampa.